Gelato pistacchio vegan

È difficile riprendere in mano questo progetto a distanza di mesi. Oltre a un periodo difficile sul piano personale e lavorativo, sto vivendo un vero e proprio blocco che spero di risolvere chiarendomi le idee, anche grazie a questo post.
Avrei potuto riprendere pubblicando una ricetta qualunque e continuando così, meccanicamente, seguendo le orme precedenti, magari qualche intervista qua e là senza sapere più bene il perché…facile, forse. Eppure no, ogni progetto che si rispetti ha bisogno di una visione chiara e nitida, una traccia all’orizzonte della propria immaginazione da seguire che metta in moto quella passione e determinazione che non fanno percepire la stanchezza e che danno la certezza di lavorare per un bene più grande, la propria evoluzione, e di seguire la propria strada.
Questo progetto nasceva per rivolgersi ai vegani e continuerà a farlo ma, da alcuni mesi, la parola stessa, in tutte le sue declinazioni possibili, inizia a starmi stretta.
Quando vado in pizzeria scelgo una pizza in menù e chiedo che sia senza mozzarella, quando vado in gelateria chiedo un gusto senza latte, quando vado in un ristorante qualunque, per farmi aiutare nello scegliere cosa mangiare, dico di mangiare vegan e non più di essere vegan.
In giro impazzano prodotti per vegani, alcuni da accogliere a braccia aperte, altri che sanno tanto di presa per i fondelli. In una gelateria in Puglia ci rimasero male quando invece di prendere l’unico gusto (mandarino) che avevano etichettato in bella vista e certificato come “Vegan”, scelsi due gusti che erano senza latte ma che potevano contenere “tracce di”, scelsi cocco e non ricordo cos’altro perché mi piacevano di più e quel mandarino che mi avevano fatto assaggiare era decisamente amaro per i miei gusti.
Come la psicologia insegna, bisogna prima immedesimarsi nella forma per poi lasciarla andare e riprendere il cammino, che probabilmente ci porterà ad un’altra immedesimazione e così via. Fortunatamente oggi si parla molto di “vegan”, abbiamo fatto bene il nostro lavoro e forse è tempo di sotterrare le armi, i toni forti e di riprendere il nostro cammino privatamente, lontano dai riflettori. Quasi tutti ormai sanno cosa significhi e c’è spazio per un pensiero di questo genere, non dobbiamo più sgomitare per farci accettare, possiamo uscire dal ghetto nel quale ci siamo prima trovati e poi dovuti mettere per dire “Hey, esisto, rispettami, lasciami essere!”. Il mio tempo da “vegana” è superato e ora rimango io, senza questa etichetta che non mi dice più niente, mi spoglio di tutto ma resto con i miei valori di sempre (libertà e rispetto) rafforzati e onorati attraverso questa scelta di quotidiano sacrificio e che nulla toglie alle persone che incontro.
È il voler convincere gli altri che non mi convince più, è il considerare gli altri qualcosa di diverso da me che non mi appartiene più.

PS: il gelato che vedete in foto è pistacchio senza latte, me lo hanno fatto al volo qualche giorno fa, in appena 15 minuti di attesa, in una gelateria dalle mie parti. Era la prima volta che mangiavo un gelato appena fatto, molto molto buono, la differenza si nota. A quanto pare hanno la possibilità di fare molti gusti senza latte, lo hanno fatto scegliere a me e preparato in una piccola vaschetta.

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L'autore

Martina Sepi

Fondatrice e blogger di Vegangame.it, si occupa di temi legati al piacere di essere vegan. Perché possiamo conquistare il mondo divertendoci!

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